Storia dell'acconciatura femminile tra XV e XVI secolo

25/03/2022
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Il principio della storia del ritratto femminile nell’accezione moderna è ascrivibile ai secoli XV e XVI, quando nelle corti rinascimentali la donna conquista un ruolo pubblico, esaltando un potenziale fino ad allora inespresso. Proprio in questo lasso di tempo l’immagine femminile tese a discostarsi dai modelli mariani o di donna angelo, esprimendo la condizione sociale ed il valore intellettivo anche attraverso l’acconciatura e l’abbigliamento. Generalmente i ritratti femminili del Cinquecento appartenevano al genere nuziale ed erano un mezzo per sancire un evento rilevante. Oggi i ritratti di dama rappresentano un elemento di interesse antropologico e sociale, oltre che artistico, in quanto strumenti di indagine della società dell’epoca. 
 
Le acconciature visibili nei ritratti, così come l’abbigliamento ed i gioielli, non erano quasi mai frutto di invenzione ma ideate appositamente dai sarti, al fine di celebrare la dama ritratta o divulgarne pubblicamente l’immagine. 
Nella ritrattistica femminile la testa assunse un ruolo preponderante, in quanto sede dell’intelletto, poteva rimanere scoperta rispetto al resto del corpo, celato da abiti sontuosi che ne definivano la collocazione sociale. 
Le artiste e le cortigiane furono le prime a raggiungere piena libertà d’espressione. In molti dipinti le cortigiane, emancipate e colte, assunsero il ruolo di modelle ispirando i pittori e offrendo alla società un’immagine nuova della donna, in contrapposizione a Madonne bionde e composte. Lo spirito femministico della “renaissance” caratterizzò molto la ritrattistica, prendendo spunto dalla realtà quotidiana delle corti italiane frequentate da donne castane; questo aspetto non rappresenterà mai un paradigma poiché i pittori veneziani predilissero matrone bionde o rossicce con la pelle candida. L’ideale muliebre dei poeti del ‘500 però continuò ad aspirare alla bellezza eterea, motivo per cui anche le donne more iniziarono a schiarirsi i capelli esponendosi al sole, utilizzando calce, liquirizia, ceneri, infusi di camomilla oppure tinture simili a quelle in uso per i tessuti.
 
L’Umanesimo aveva introdotto la moda del “balzo”, un’acconciatura che prevedeva l’applicazione di una struttura sulla testa, attorno alla quale venivano legati i capelli servendosi di nastri preziosi, più tardi definita anche capigliara. 
In pieno Rinascimento il balzo si caratterizzò per l’artificio in altezza e raggiunse anche i settanta centimetri. Sul finire del XV secolo si impose la “sella”, un castelletto metallico ricoperto dai capelli, che reggeva due alte corna, nota attraverso le illustrazioni delle fiabe. 
Oltre al balzo i capelli erano spesso tirati sulla nuca e raccolti da cuffie gemmate e voluminose trecce, questa acconciatura detta “coazzone” fu ideata da Beatrice d’Este moglie di Ludovico il Moro. 
 
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Leonardo da Vinci/ Giovanni Ambrogio de Predis? Ritratto di Beatrice d’Este, 1490? Milano, Pinacoteca Ambrosiana.
 
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Piero del Pollaiolo, Ritratto di giovane dama, 1470-1472, Milano, Museo Poldi Pezzoli.
 
Il Pollaiolo nel Ritratto di giovane dama riprodusse un’acconciatura col “filugello”, un velo di seta trasparente che lasciava vedere nitidamente i capelli raccolti, rivalutando questo accessorio femminile anche al di fuori dei luoghi di culto.
 
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Sandro Botticelli, Ritratto postumo di Simonetta Vespucci, 1476-1480, Berlino, Kaiser Friedrich-Museums-Verein.
 
Anche la resa pittorica e gli unici sprazzi di movimento del ritratto di Simonetta Vespucci di Sandro Botticelli sono determinati soprattutto dalla capigliatura articolata, in cui trecce e ciocche si avvolgono a mo’ di spire, rese dinamiche dallo studio della luce e saldate al tempo stesso da nastri preziosi e perle di varie dimensioni.
 
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Tiziano Vecellio, Ritratto di Isabella d’Este, 1534-1536, Vienna, Kunsthistorisches Museum. 
 
L’arbiter della moda femminile degli inizi del Rinascimento fu Isabella d’Este, moglie di Francesco Gonzaga, essa fu promotrice delle chiome lunghe, ordinate attraverso l’impiego di reticelle in seta. Questo tipo di acconciatura favorì inevitabilmente l’igiene dei capelli, tanto che durante i lunghi viaggi erano previste soste per consentire alle donne di lavarsi la testa. Isabella D’Este seppe dettare le mode del primo ventennio del XIV secolo, elaborò un’acconciatura detta “capigliara” che consisteva in un copricapo a metà tra un’acconciatura elaborata ed una parrucca.  Si trattava di una sorta di toupè arricchito da nastri di seta e gemme preziose, molto utilizzato dalle dame di corte ma ben presto adottato come espediente anche da coloro che erano prive di una folta chioma.
 
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Nicolò Dell’Abate, Ritratto di donna, metà del 1500, Roma, Galleria Borghese.
 
Nel ritratto di donna attribuito a Nicolò Dell’Abate questo tipo di acconciatura richiama inevitabilmente quella rappresentata in precedenza da uno dei maestri presso cui completò la sua formazione. Verso il 1532 circa il Parmigianino infatti aveva realizzato un ritratto di giovane fanciulla recante un vistoso copricapo, il balzo, tanto da meritarsi il titolo di Schiava turca.
 
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Parmigianino, Schiava turca, 1532 ca., Parma, Galleria Nazionale.
 
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Leonardo Da Vinci, Ritratto di Isabella d’Este,1500 ca., Parigi, Museo del Louvre.
 
I capelli sciolti rappresentavano l’arma di seduzione più efficace di questo secolo e l’immagine offerta dalla capigliatura libera, oltre ad incarnare la sensualità, era un chiaro simbolo di giovinezza e di nubilato. Anche la fronte, le tempie ed il collo erano determinanti nella resa delle acconciature e contribuivano ad esaltare l’immagine raffinata della donna, tanto che spesso venivano rasati per addolcire i lineamenti e slanciare la figura.
 
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Agnolo Bronzino, Eleonora di Toledo, 1543, Praga, National Gallery.
 
La moda del balzo fu soppiantata verso la prima metà del 1500 dalla duchessa Eleonora di Toledo, di origini spagnole e sposa di Cosimo I de’ Medici, granduca di Toscana. Nel ritratto del Bronzino i capelli della nobildonna sono divisi da una scriminatura e raccolti dietro alla nuca tramite una rete impreziosita da perle. L’immagine ieratica della testa e l’acconciatura ordinata creano continuità ed armonia con l’abito, in broccato vermiglio e una rete di perle nello scollo, ponendo in evidenza i lineamenti ed esaltando la compostezza. 
 
 
Articolo a cura di Filargino Frusciante (@filo_frusciante_critico_arte)
 
Dopo aver conseguito la laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno, Indirizzo Storia dell’Arte e del Territorio, Filargino Frusciante partecipa al Perfezionamento in “Storia dell’Arte, Produzione artistica, territorio, committenza e didattica: secc. XVI – XVIII” presso la stessa Università dove diventa Relatore e Coordinatore. Presso la cattedra di ICONOGRAFIA ed ICONOLOGIA dell’Università di Salerno approfondisce tematiche quali “I Miti Greci nella pittura settecentesca”. Partecipa come Relatore a diversi seminari: “L’attualità di Klimt”, “Klimt e la Secessione Viennese”, “Le Avanguardie storiche alla fine del millennio”, “Il Cubismo e la fotografia”. Collabora con le Gallerie d’Arte “Melting’ Pot” Via d’Azeglio e “De’ Marchi” di Bologna, occupandosi della selezione di artisti ed opere e dell’allestimento mostre e con l’associazione “Napoli Cultural Classic” in qualità di Critico d’arte.
 
 
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